Intervista al nuovo presidente del Gsd Rundagi

Ho incontrato in questi giorni estivi Raffaele Molinaro, per fare due chiacchere assieme,  davanti a un caffè. 
D. Ciao Raffaele, sei il nuovo presidente del Gsd Rundagi, cosa significa per te ricoprire questo ruolo.
R. E' difficile nascondere l'orgoglio. Essere scelto per guidare una società alla quale tengo così tanto è per me motivo di grande soddisfazione, ma soprattutto di grande responsabilità. Essere presidente non significa avere un titolo in più. Significa avere un impegno in più. Significa mettere davanti a tutto gli interessi della società, dei soci e della sua crescita. Voglio svolgere questo ruolo con entusiasmo, ma anche con equilibrio, cercando di fare sempre e solo ciò che ritengo possa essere positivo per il Gsd Rundagi. Le scelte personali, le simpatie, le ambizioni, del singolo devono lasciare spazio a qualcosa di più grande : il bene del gruppo.
D. Qual'è quindi il tuo obbiettivo principale.
R. Vorrei vedere un gruppo sempre più coeso, partecipativo ed entusiasta. Per me una società podistica non è semplicemente un insieme di persone che indossano la stessa canotta. E' una comunità, è incontrarsi, incoraggiarsi, ridere insieme, condividere la fatica a anche la soddisfazione di arrivare al traguardo.
Vorrei che ogni Rundagio sentisse di avere un posto importante all'interno della squadra. E credo profondamente in una cosa: il gruppo viene prima del singolo. Questo non significa dimenticare il singolo, anzi , chi si impegna, chi ottiene risultati , chi si distingue, quando sarà il momento verra' giustamente celebrato e valorizzato. Ma prima viene la squadra. Perché un risultato individuale può regalare una bella emozione, mentre un gruppo che cresce insieme può regalare qualcosa che dura molto più a lungo.
D. Parli spesso di partecipazione, che tipo di società vuoi costruire.
R. Una società aperta. Una società nella quale non conti soltanto quanto vai forte, ma soprattutto quanto hai voglia di esserci. Abbiamo in programma tante iniziative rivolte ai nostri soci, ma vogliamo anche aprire le porte a chi ancora non si sente un runner. Ci sono persone che vorrebbero iniziare a correre ma non sanno da dove partire. Altre che preferiscono camminare e altre che magari hanno semplicemente bisogno di qualcuno che dica loro " Vieni, proviamo insieme".
Ecco noi vogliamo esserci anche per loro. I camminatori avranno la stessa attenzione dei corridori, perché camminare insieme è comunque movimento, socialità, benessere e soprattutto condivisione. Vorrei che il Gsd Rundagi diventasse un punto di riferimento per chiunque abbia voglia di muoversi e stare bene insieme agli altri.
D. Quindi non soltanto gare.
R. Assolutamente no. Le gare sono una parte importante della nostra attività, ma non possono essere tutto. Vogliamo creare momenti di allenamenti collettivi, occasioni per stare insieme, iniziative sociali, appuntamenti dedicati a chi vuole avvicinarsi alla corsa a alla camminata e naturalmente continuare a vivere le nostre manifestazioni con quello spirito che ci contraddistingue. Perché alla fine una società sportiva vive davvero quando le persone hanno voglia di incontrarsi anche quando non c'è un pettorale da indossare.
D. Qual'è il messaggio che vorresti arrivasse a ogni Rundagio.
R. Che nessuno corre davvero da solo. Puoi avere il tuo passo, il tuo tempo da migliorare. Ma accanto a te ci sarà sempre qualcuno che può rendere quel chilometro più facile. A volte sarai tu ad aspettare qualcuno, altre volte sarà qualcun altro ad aspettare te. Ed è proprio lì che nasce lo spirito di squadra. Non importa se sei davanti, in mezzo o dietro, l'importante è esserci.
D. E se dovessi descrivere in una frase il tuo sogno per i Rundagi.
R. Vorrei che tra qualche anno, guardandoci indietro, potessimo dire di non aver semplicemente organizzato gare o allenamenti.
 Vorrei poter dire di aver costruito una famiglia sportiva. Un gruppo di persone che si riconosce in una maglia, in un nome, in un modo di vivere lo sport. Perché una canotta può essere semplicemente un pezzo di tessuto. Ma quando indossi insieme agli altri, quando dietro quale nome ci sono amicizie, risate, fatica, chilometri, abbracci e ricordi... Allora diventa qualcosa di molto più grande, diventa appartenenza.
D. Ultima frase per concludere questa nostra intervista.
R. Ai Rundagi dico una cosa semplice, continuiamo a correre, a camminare a sognare e soprattutto a farlo insieme. Perché il traguardo più bello non è quello che tagli per primo, è quello al quale arrivi sapendo che, lungo la strada, non hai lasciato indietro nessuno. Forse è proprio questo il senso più vero dell'essere Rundagi. Lenti o veloci, correndo o camminando, ma sempre insieme. Gsd Rundagi insieme si và lontano.

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